Il PEBA

Il 27 settembre è stato presentato il PEBA (Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche) che prevede una spesa di 6,5 milioni di euro, distribuiti in più esercizi. Giustamente i mezzi di informazione locali ne hanno dato ampia diffusione ma con modalità che inducono alla convinzione che il piano riguardi tutta la città.
Invece, come precisa la relazione di oltre 80 pagine (ma all’interno, non nel titolo), “L’area oggetto del PEBA è delimitata principalmente all’interno della città antica come meglio individuato dalla planimetria”. E la mappa riportata sul sito del Comune (cliccare “cambia mappa”) offre con tutta l’evidenza della grafica la limitatezza del territorio interessato rispetto a tutta la città.
Ma il confronto tra le superfici diventa più sconfortante se il ragionamento si sposta sulle persone che vi abitano, i destinatari.
Al 15.3.2018 gli abitanti del centro storico (ma non tutto è compreso nel piano) risultavano essere 28627 su un totale di 257465 (Ufficio Statistica del Comune). Nel 2009 i residenti nelle zone interessate (grosso modo Città antica e Cittadella) erano 8685. Quindi anche se aggiungiamo chi in quei quartieri ci va per lavoro, per fare spese o una passeggiata la percentuale rispetto al totale resta comunque molto bassa.
C’è un’argomentazione che spesso in passato è stata fornita a supporto di scelte e interventi che privilegiano il centro, e cioè la necessità e la convenienza di renderlo attrattivo per il turismo che fornirebbe le risorse economiche da utilizzare per il miglioramento dei quartieri. Sicuramente verrà rispolverata anche in questa occasione ma è insostenibile e anche un po’ ridicola: se fosse vera, con il trend turistico in continua ascesa negli ultimi anni, i nostri quartieri dovrebbero fare invidia a qualche realtà scandinava; invece l’abbandono e il degrado sono sotto gli occhi di tutti.

E si che la premessa alla relazione è da mettere in cornice per l’elencazione dei principi che hanno ispirato lo studio: “Le esigenze della persona anziana e della persona disabile che convenzionalmente definiremo per entrambi ‘utenza debole’ e a cui si fa riferimento anche per altri soggetti quali per esempio i bambini, sono esigenze ormai dibattute da tempo e la stessa senilizzazione della società induce le istituzioni, le imprese e il mondo economico a ridefinire i servizi e l’approccio metodologico al problema.
Occorre compiere una scelta filosofica fondamentale: assumere come orientamento essenziale di qualsiasi intervento, disposizione o direttiva, l’obiettivo di fornire prioritariamente l’autonomia dell’individuo.
Investire con coerenza sull’autonomia delle persone anziane e disabili, oltre alle intuibili positività etiche e di politica sociale che ne discendono, significa anche operare scelte di carattere economico di portata più rilevante di quanto un approccio semplicistico possa lasciare supporre”.
Ora, se tutto questo vale – e giustamente, ci mancherebbe – per chi abita in piazza Broilo o corso Castelvecchio perché non si riconosce anche a chi vive alle Golosine o a Borgo Venezia? C’è una spiegazione sostenibile?

Forse si risponderà che col tempo si bonificheranno anche i quartieri, ma se ci vogliono anni per completare la città antica occorreranno secoli per rendere accessibile il resto del territorio. Nel frattempo si potrebbero adottare, affrontando una spesa ragionevole, tutta una serie di provvedimenti che permetterebbero di muoversi con meno difficoltà nei quartieri: rinnovare le strisce pedonali sbiadite; rimuovere la segnaletica verticale collocata male sui marciapiedi; sanzionare condomini o singoli che lasciano sporgere siepi o vegetazione fino a invadere i marciapiedi; riposizionare cestini dei rifiuti sporgenti; eliminare stalli di parcheggio contigui ai passaggi pedonali che limitano la visibilità; realizzare spazi per l’inversione di marcia per le persone su carrozzella; aggiungere ai parcheggi per disabili – dove mancano – gli spazi di sicurezza per la manovra di entrata/uscita dall’automezzo.

[articolo pubblicato su Verona In il 5.10.2018]

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